Pioggia miracolosa
Gian Luca Tavecchia
Faceva caldo, troppo caldo, veramente caldo. Era solo il 10 giugno ma il sole martellava come un fabbro impazzito e l’incudine era la sua testa. Si era dimenticato il cappellino con visiera rossonero e ormai non ce la faceva più.
A dir la verità non era stata una dimenticanza casuale, portarsi il cappellino milanista al campetto sarebbe stato troppo pericoloso. Sicuramente Gigi e Geppe glielo avrebbero rubato, calpestato, infangato e allora addio cappellino del Milan.
Quei due quindicenni, alti una spanna più di lui, con la sigaretta fra le labbra e la bestemmia facile, l’avrebbero deriso e tormentato per tutto il pomeriggio, invece così a capo scoperto ci pensava solo il sole a torturarlo.
Maurizio aveva quattordici anni, faceva il portiere ed era milanista, rossonero fino al midollo, si sentiva il nuovo Fabio Cudicini , il “Ragno Nero”.1
C’era però una differenza sostanziale fra i due: Cudicini era altissimo e magro, Maurizio era basso, rotondetto, un pochino infantile e soprattutto buono come un pezzo di pane.
Era solo il portiere di riserva del Gruppo Sportivo MS, il titolare era Carlo, fratello di Gigi e decisamente più in gamba di lui. Nelle partite importanti restava in panchina e fino ad oggi non aveva mai fatto una partita ufficiale.
