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venerdì 21 agosto 2015

Anche Gigi Riva sbaglia i rigori (quarta e ultima parte)

(prima parte) (seconda parte) (terza parte)

Ciao Villapizzone

Il Pelanda era sbarcato da qualche giorno a Linate con un volo charter proveniente da Caracas. Si era trasferito in un paesino di fronte all’isola Margarita dove, dopo una lunga serie di disavventure imprenditoriali tra gelati e aspirapolveri, aveva cominciato a trafficare auto usate. Nel giro di qualche anno era riuscito ad avviare un fiorente commercio di Ford e Chevrolet che, non si sa come, faceva venire da Cuba. Insomma, non proprio un commendatore, ma era arrivato a comprarsi una casetta con tanto di veranda sul mare, nulla a che vedere con la stamberga presa in affitto dietro il benzinaio quand’era appena arrivato. E lì, alla fine, aveva deciso di piantar radici. Lontano anni luce dal campetto del Villapizzone.

martedì 18 agosto 2015

Anche Gigi Riva sbaglia i rigori (terza parte)

(prima parte) (seconda parte)

Una notte piuttosto particolare

Potevano essere le quattro o le cinque del mattino, ma nessuno potrà mai dimenticare la figura ciondolante di Vitellozzo davanti al camino di pietra nel vecchio mulino dei genitori di Bicio. Una cascata di capelli lunghi e neri non riusciva a nascondere la sua faccia obliqua immersa dentro una scatoletta di tonno all’olio d’oliva che teneva in una mano. Con l’altra cercava di adescare gli ultimi tranci, ormai ridotti in poltiglia, con una fetta di salame. Il pizzetto che gli circondava la bocca lanciava riflessi giallognoli che s’illuminavano fin sopra la camicia bianca, pezzata da aloni di grasso. Le gambe divaricate, come avrebbe fatto Sonny Liston sul ring contro Cassius Clay, attutivano un pochino il movimento oscillatorio del tronco, ma ogni vibrazione provocava un terremoto nella scatoletta e l’olio colava lungo le sue braccia come una processione.

giovedì 23 luglio 2015

Anche Gigi Riva sbaglia i rigori (seconda parte)


(prima parte)

Il signor arbitro

Il baretto del Villapizzone stava ormai chiudendo. Luigino, appisolato sul bancone tra una coppa d’ottone e la zuccheriera, smerciava le ultime birrette ai tiratardi dell’ultima partita del venerdì che, dopo la doccia, cercavano ristoro prima di disperdersi nella notte. Seduti intorno ai tavolini, i ragazzi della Visconti polemizzavano con l’arbitro sui momenti salienti della gara: «Signor arbitro, ma perché ha fischiato la mia entrata in scivolata sul numero sette: io ho preso la palla, pulito, e quello non l’ho neanche sfiorato,» attaccò il Bicio, mentre trangugiava la sua birra seduto sul tavolino.

giovedì 16 luglio 2015

Anche Gigi Riva sbaglia i rigori (prima parte)



Anche Gigi Riva sbaglia i rigori

Giovanni Francavilla


Alle mie piccole, grandi donne


Domenica mattina, alle nove meno un quarto, il suono delle campane che annunciavano la Santa Messa arrivava sempre in ritardo a casa di Napo. Lui lo aspettava sdraiato sul letto già vestito, sotto il poster di Cruyff, a sfogliare il suo album delle figurine Panini. Il primo rintocco, intenso e grasso, lo faceva scattare in piedi e correre verso la finestra che, dopo i binari del tram protetti da immensi olmi, si affacciava sul campetto da calcio dell’oratorio. Nelle gelide mattine di gennaio pareva un fazzoletto siberiano di terra e sassi, ma il gesso che delimitava grossolanamente il perimetro del rettangolo di gioco gli dava un tocco un po’ civettuolo. Da giorni aspettava quel momento per decidere quali scarpette portare alla partita del torneo di pallone. Per la prima volta nella sua breve ma intensa carriera di pedatore, infatti, aveva due paia di scarpe da calcio: quelle nuove a sei tacchetti intercambiabili; quelle da tredici fissi un po’ più logore, ma tenute come una reliquia. Le nuove scarpette fiammanti erano il frutto di un incessante pressing sul borsellino della madre e del meticoloso pellegrinaggio tra i negozi di articoli sportivi della zona. Li conosceva tutti ormai e, alla fine, commessi e padroni tolleravano di buon grado le sue incursioni tra gli scaffali e le sue lunghe dissertazioni sulle cuciture del cuoio o sugli attacchi dei tacchetti alla suola. Poteva raccontare pregi e difetti di tutte le marche e modelli, pur non avendole mai calzate.