Sta Luigi Re di Francia con tre pulci sulla pancia
Maurizio De Filippis
Come ha scritto Eduardo Galeano in Splendori e miserie del gioco del calcio anch’io, come gran parte degli italiani, avrei voluto fare il calciatore. In effetti, da piccolo “giocavo benissimo, ero un fenomeno, ma soltanto di notte mentre dormivo. Durante il giorno ero il peggior scarpone che sia comparso sui campetti del mio paese.”1 Pur non avendo abbastanza talento per giocare a pallone in una squadra professionistica, mi sono però sempre cimentato in interminabili confronti calcistici disputati su ogni tipo di superficie disponibile: tratturi brulli e sassosi collocati alla periferia dell’impero calcistico milanese, nastri d’asfalto resi roventi dal solleone, arene improvvisate al largo dei bastioni di Quarto Oggiaro. Lungi dal considerarmi “triste solitario y final”2, ho dato il meglio di me con l’avvento, nei primi anni novanta del XX secolo, dei terreni in sintetico: goleade memorabili nei peggiori tornei da bar dell’Hinterland milanese, incontri calcistici degenerati in ludi gladiatori durante innominabili tornei aziendali, sfide estemporanee disputatesi, presso il centro sportivo Dal Lurido – contro Selecciones de fútbol sudamericane o équipes maghrebine per guadagnarsi, sul campo, la conferma definitiva del diritto di prenotazione acquisito telefonicamente. Prima di appendere definitivamente “le mie amate Puma al chiodo”, ho trascorso sui rettangoli da gioco giornate indimenticabili affrontando e sgominando, insieme alla mia Gang, la “meglio gioventù” di Arese, Bollate e paesi limitrofi in una sorta di Mundialito itinerante.3 Tra le tante, ricordo in particolare due gare disputate in trasferta contro esuli cubani di Calle Ocho e pieds noirs algerini a Miami Beach e a Marseille (“coup de boule à la Plage du Prado”), entrambe finite a mazzate. Naturalmente, non si trattava di trasferte calcistiche vere e proprie, ma di partitelle disputate on the beach contro delle rappresentative turistiche locali “mixate” con elementi indigeni. In anticipo sulla globalizzazione, tali confronti “glocal (global - local)” si tenevano, al calare delle prime ombre della sera, direttamente sulla spiaggia durante lo spring-break legato ai nostri studi universitari o nel bel mezzo delle vacanze estive.



