Sportivi eclettici
Simone Oggioni
Sei sono le parti del discorso: l’esordio, con il quale si capta la benevolenza dell’uditorio, l’esposizione dei fatti, la posizione che si intende prendere, le argomentazioni a favore e contro. Infine, dopo aver riassunto gli elementi anteriori, il sollecito alle emozioni del pubblico.
Naturalmente, in questo breve scritto non intendo prendere in considerazione questa metodologia. Ciò di cui ho intenzione di occuparmi, invece, è una narrazione in sequenza di episodi che testimoniano, in termini sportivi, la mia ecletticità.
Chi nell’arte o nella scienza non segue un determinato sistema o indirizzo, ma sceglie e armonizza i principi che ritiene migliori, viene definito eclettico. Io credo, in tal senso, di potermi definire uno “sportivo eclettico”. Mi sono cimentato, infatti, in diverse discipline e, pur senza eccellere in nessuna di queste, ho sempre tentato di attingere “il meglio” da ogni esperienza, senza preconcetti e rigidi schematismi mentali. Un po’ per vocazione, un po’ per la voglia di provare nuovi sport, non ne ho mai praticato uno in particolare ma, in compenso, ne ho provati tanti.
Nella provincia di Milano, negli anni settanta e ottanta del secolo scorso, non c’era né una grande attenzione allo sport né, come oggi, una capillare presenza di società sportive sul territorio. L’orientamento e gli stimoli a migliorare ci arrivavano, quindi, direttamente dagli “eroi” che guardavamo in televisione.






