venerdì 10 luglio 2015

Introduzione a La testa nel Pallone di Rino Morales




L’occasione fa l’uomo ladro
Rino Morales



«Accidenti, quanto fa caldo.»
«È vero, speriamo che i ragazzi non soffrano troppo, e che si bagnino in continuazione. Non vorrei che si prendessero un’insolazione.»
«Ma no, vedrete che giocheranno come hanno sempre fatto, dando il massimo, secondo le loro abitudini. E si divertiranno. Piuttosto, offrimi una sigaretta, le mie le ho lasciate in macchina.»
Sabato, primo giugno 2013, siamo sulle gradinate del campo di calcio dove i nostri figli, Lorenzo, Luca e Marco, giocano a calcio, per assistere alla partita di chiusura dell’ultimo torneo estivo della loro squadra.
Io, Carlo e Maurizio.


Carlo racconta a Maurizio una storia capitataci qualche settimana prima, quando i due nostri figli giocavano e Lorenzo, il suo, era fermo per un infortunio.
«Conosci quel tizio alto, con gli occhiali, dall’incedere distinto che viene a vedere il figlio, di un paio d’anni più grande dei nostri?»
«No, non ricordo, aspetta...»
«Ma come non ricordi, aspetta come si chiama... no, non lo ricordo, ma guarda... se lo vedi lo riconosci subito.»
«Ma sì,» intervengo io, «quel tizio che sembra un ragioniere, un impiegato di banca, sempre ben vestito, che arriva al campo portandosi appresso una valigetta e si siede in silenzio sulle gradinate. Talvolta ha con sé una macchina fotografica e scatta fotografie della partita, proprio non ricordi?»
«Ah, ho capito,» finalmente Maurizio ha messo a fuoco, «quello che porta la ventiquattrore per metterci l’ombrello pieghevole, la Gazzetta dello Sport e la confezione delle mentine per l’alito.»
«Sì, ecco, quello!» chiosa Carlo.
«Sai cosa ha combinato tre settimane or sono? Eravamo alla partita dei ragazzi più grandi e non stavano andando benissimo. Ad un certo punto suo figlio, che come sai è molto bravo, ha sbagliato un rinvio dalla difesa e dal suo errore è nata poi l’azione del gol, grazie al quale la squadra avversaria ha poi vinto la partita.»
«Appena quelli hanno segnato,» aggiungo io, «questo si è letteralmente scatenato: ha buttato per terra la videocamera, è sceso di corsa dalla tribuna, si è attaccato alla recinzione ed ha cominciato ad agitarla urlando come un ossesso. Ha letteralmente riempito di insulti il figlio, chiamandolo in tutti i modi possibili.»
«Ad un certo punto abbiamo avuto paura che gli venisse un coccolone, aveva le giugulari turgide, era tutto rosso in viso e la voce gli si è arrochita, come ad un cantante rock alla fine di un concerto.»
«Sono state necessarie tre persone per calmarlo e riportarlo nei ranghi,»  aggiunge Carlo, «e fino alla fine della partita ha continuato a correre avanti e indietro davanti alle tribune come un leone in gabbia!»
«Insomma,» ho concluso, «gli è partito l’embolo!»
Maurizio, che a differenza nostra ha una certa pratica editoriale, avendo in passato pubblicato diversi libri di storia e di narrativa, ci pensa su un attimo, si gira verso di noi e dice:
«Perché non lo scriviamo?»
«Cioè?» lo apostrofa Carlo.
«Cioè, perché non scriviamo una storia su questo episodio e su questa persona, anzi perché non ci mettiamo insieme e scriviamo una raccolta di racconti sul mondo dello sport? Almeno secondo la nostra esperienza, sul mondo del calcio giovanile, sul ciclismo, sul basket, sulla boxe. Raduniamo un certo numero di amici, parliamo un po’ delle nostre esperienze e proviamo a metter giù qualcosa. Poi, chissà, magari riusciamo a trovare anche il modo di pubblicarlo!» Io e Carlo ci guardiamo e secondo me ad entrambi viene lo stesso pensiero: «Questo è pazzo! Chi è capace di scrivere? Io sicuramente no!»
Invece poi siamo stati capaci di trovare il coraggio, la capacità e la voglia di metterci in gioco e di provare a scrivere le storie di questa raccolta, noi due, Maurizio e tutti gli amici che siamo riusciti a contattare, personalmente o tramite mail, sms, messaggistica e quanto di più mette a disposizione la tecnologia ai giorni nostri. E non ci abbiamo impiegato nemmeno tanto, se pensate che, in fondo, l’idea l’abbiamo accarezzata la prima volta solo il primo giugno di quest’anno.
Mentre scrivo queste righe mi viene però una domanda: «Perché? Perché l’abbiamo fatto?» Mi arrogo il diritto di rispondere per tutti: non per fama, né per denaro, naturalmente (ma quale fama? Ma quale denaro?).
Ma solo ed unicamente perché ci siamo divertiti.
Divertiti a scrivere, ad impaginare e ad illustrare.
Come spero che si divertano tutti coloro i quali vorranno leggere questi racconti.

Rino Morales, dirigente medico ematologo presso l’Azienda Ospedaliera di Desio e Vimercate. È autore di numerose pubblicazioni scientifiche nel campo dell’Immunoematologia, della Virologia, della Biologia Molecolare e della Medicina Rigenerativa.

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